In occasione del 50° anniversario dell’uscita del film “Marnie”, fino al 9 novembre il Palazzo del Governatore a Parma ospita la mostra “Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures”, dedicata al grande maestro del brivido e alla sua lunga collaborazione con gli studios Universal.

Fonte: www.nyfa.edu

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La mostra si propone come un percorso audiovisivo lungo tutto il periodo di collaborazione tra Hitchcock e gli Universal Studios, iniziato con l’acquisizione, da parte della compagnia di Carl Laemmle, della Paramount Pictures, e durato 36 anni. Durante questo tempo, Hitchcock ha realizzato per gli studios ben 14 lungometraggi, tra cui i capolavori “Psycho”, “Marnie”, “Gli uccelli”, “La finestra sul cortile” e “Vertigo – La donna che visse due volte”.

A ogni opera sarà dedicata una sala, nella quale il pubblico potrà immergersi completamente nell’atmosfera di realizzazione del film, trovandovi contenuti speciali e backstage esclusivi, dettagli tecnici e curiosità sulla vita privata del maestro. A guidare i visitatori nell’esplorazione sarà la voce di Gianni Canova, critico cinematografico e docente presso lo IULM di Milano, che spiegherà le tecniche narrative e stilistiche utilizzate da Hitchcock per creare l’effetto di suspense che ha sempre caratterizzato le sue creazioni.

Obiettivo dichiarato della rassegna è proprio indagare e ricreare quella sensazione di tensione che Hitchcock sapeva instillare così bene negli spettatori, tanto da indurli a fuggire dal cinema in preda al panico (come successe per “Psycho”). Movimenti di macchina, effetti speciali, invenzioni narrative, artifici di regia, colonne sonore perfettamente congegnate, silenzi e tempi dilatati… Tutti gli elementi contribuivano a realizzare l’intento principale di Hitchcock: generare una forte reazione emotiva nello spettatore.

Ma in che cosa consiste esattamente la “suspense”?

Se fai esplodere una bomba, il pubblico ha uno shock di dieci secondi, mentre se lo metti semplicemente al corrente della presenza di una bomba, la suspense può essere dilatata e il pubblico mantenuto in sospeso per cinque minuti (A. Hitchcock).

 

Fonte:  www. bookriotcom.c.presscdn.com

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Suspense è coinvolgimento. Creare suspense significa far conoscere allo spettatore qualcosa che i personaggi del film ignorano, in modo da renderlo partecipe della vicenda, generare in lui il desiderio (irrealizzabile, ma non per questo meno reale) di intervenire. La suspense ha a che fare con le nostre paure più profonde, coinvolge il nostro stato di perenne insicurezza e instabilità, generando in noi l’opprimente sensazione che qualcosa di gravissimo e irreparabile stia per accadere. E noi non possiamo fare nulla, se non attendere che ciò accada.

E così, passando da una sala all’altra, il visitatore può rivivere la follia omicida di Norman Bates nella scena della doccia in “Psycho”, il voyeurismo di Jeff in “La finestra sul cortile”, lo stato allucinatorio che colpisce i protagonisti di “Marnie” e “Vertigo”, il clima surreale e quasi apocalittico de “Gli uccelli”, entrando in contatto anche con la figura del regista stesso, i suoi metodi di ripresa, il rapporto con gli attori, l’attenzione maniacale per ogni dettaglio.

2.bp.blogspot.com

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Ma a rendere davvero misteriosa e affascinante la figura di Hitchcock non è solo ciò che dei suoi film si “vede” (l’iconografia, i meccanismi narrativi, le scelte stilistiche), e nemmeno ciò che “non si vede” (i backstage, i trucchi registici, le curiosità circa la vita privata del regista), bensì quello che, secondo alcuni, Hitchcock lascia “intravedere” senza mostrarlo chiaramente: l’implicito, il sottinteso.

I film che hanno riscosso più successo sono infatti anche quelli che hanno suscitato reazioni discordanti da parte del pubblico e letture psicoanalitiche da parte della critica: secondo studiosi quali Truffaut (che ha dedicato svariati anni della sua vita a intervistare Hitchcock e analizzarne le opere) e Sidney Gottlieb, “La donna che visse due volte” è, di fatto, una storia di necrofilia, in quanto il protagonista è attratto da una morta, mentre il sentimento di Sean Connery per Tippi Hedren in “Marnie” si fonda su un’attrazione di tipo morboso e feticistico: se Marnie non fosse stata una ladra, Mark non si sarebbe mai innamorato di lei (fonti: “Io confesso” di S. Gottlieb, “Il cinema secondo Hitchcock” di F. Truffaut).

Fonte: www.spettacoli.tiscali.it

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Ugualmente intrigante è l’interpretazione che è stata data a “Gli uccelli, uno dei film più discussi di Hitchcock. Secondo il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Zizek, l’attacco dei volatili rappresenta l’esplosione di forze intrapsichiche, l’affiorare di desideri repressi: esso è direttamente riconducibile alla gelosia della madre del protagonista maschile Mitch nei confronti di Melania.

Se si presta attenzione alla sequenza degli eventi, ci si rende conto infatti che gli attacchi degli uccelli avvengono sempre in situazioni in cui i due sono insieme o si stanno avvicinando l’uno all’altra, in un climax che culmina nell’attacco finale, quando Melanie “penetra” nel luogo più intimo della casa della madre di Mitch e viene quasi massacrata dagli uccelli.

 

Per concludere, ricordiamo che un’intera sala della mostra sarà dedicata alla musica, alla quale Hitchcock riservava una cura particolare e che ha sempre contribuito in maniera decisiva a creare angoscia e inquietudine nello spettatore. Esempi perfetti sono la colonna sonora di “Vertigo”, composta magistralmente da Bernard Hermann, e quella de “Gli uccelli”, del tutto sperimentale in quanto costituita esclusivamente dai suoni metallici e gracchianti degli uccelli, prodotti artificialmente tramite nastri magnetici.

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