Quando si nomina “L’Angiolén dal Dom”, oggi, è un ricordo ben preciso quello che torna alla mente di molti parmigiani che si trovavano in città la notte del 21 ottobre 2009.

Erano le 2.29, quando mezza città è stata all’improvviso svegliata da un grande boato senza precedenti.
Il temporale, un tuono, un terremoto? Alcuni sono tornati a dormire, chiedendosi però che cosa fosse successo. Altri, più vicini al centro storico, oltre al boato avevano visto dalle finestre un lampo di luce accecante durato per qualche secondo.
Altri ancora più vicini, affacciandosi alle finestre che danno sulla Piazza, hanno subito guardato in direzione del campanile del Duomo e hanno visto la guglia bruciare.
Non fiamme, ma fumo e braci, segnali di un principio di incendio causato da un fulmine che si era abbattuto con tutta la sua potenza sul Campanile, scaricandosi sulla croce dorata stretta nella mano della statua che risiedeva sulla sommità di quella guglia da secoli: un piccolo angelo di rame dorato.

(L’Angelo D’Oro originale, temporaneamente collocato all’interno della navata del Duomo. Fonte: Wikipedia – Foto di Bill Tyne su Flickr.com)

“L’Angiolén”, o “Angiol D’Or”, fu realizzato nel 1293 per inaugurare, l’anno successivo, la guglia della Torre Campanaria del Duomo.
A chi lo guarda dal basso della piazza potrebbe apparire come una statua di piccole dimensioni, un angelo in miniatura. In effetti è lontano da essere un colosso, ma la statua misura un metro e quaranta centimetri, realizzata in lastre battute di rame dorato, e la si vede scintillare sotto il sole nelle giornate di bel tempo. È inoltre montata su un perno che le permette di girare per evitare l’impatto dell’aria, tanto che può capitare che qualche passante, di tanto in tanto, si domandi perché “L’Angiolén” stia dando le spalle alla Piazza, quasi fosse offeso.
I parmigiani, abituati ad averlo come presenza costante che dalla cima della guglia sembra osservare l’andirivieni della gente nella piazza e per le vie attorno al Duomo, lo conoscono semplicemente come “L’Angiolén”, ma le sembianze sono quelle dell’Arcangelo Raffaele: Angelo della guarigione, protettore dei malati, dei ciechi, dei viaggiatori e degli sposi. Si presenta in piedi, con le ali spalancate, abbigliato con un drappo, una grande aureola dietro il capo e tiene stretta nella mano l’asta di una croce dorata.
Fu proprio la croce (sebbene si parli di quella nelle mani della copia in cima alla torre) a venire colpita da tutta la potenza del fulmine nella notte di ottobre. Già il mattino seguente sui giornali online circolava l’iconica fotografia dell’asta piegata dalla scarica elettrica, con la croce deformata, ma ancora intera.
Un vero “colpo di fortuna”, si dice, poiché è stato confermato dagli esperti che un fulmine del genere sarebbe stato in grado di distruggere un edificio privo di protezioni, sebbene siano presenti parafulmini sia sul tetto del Vescovado che su quelli delle case vicine.
L’incidente ha portato a una lunga serie di restauri, arrivando non solo alla rimessa a nuovo dello storico campanile, ma anche riportando alla luce dei tesori perduti.
Sotto la vecchia copertura in rame, applicata nell’800 per coprire il tetto in stato di degrado, è stata rinvenuta la costruzione originaria della guglia: una struttura tipicamente medievale in cotto, fatta di mattoni a forma di petali che l’altissimo calore della scarica aveva in parte distrutto. Il tetto è stato quindi ripristinato con la fedele riproduzione di quasi quattromila mattonelle nella forma esatta di quelle originali, e al rifacimento della copertura in sostituzione di quella andata perduta.
Pare proprio che l’Angelo D’Oro abbia fatto le veci di “parafulmine” della città, anche se in un modo che di sicuro nessuno si sarebbe aspettato quando per la prima volta lo issarono sulla sommità della torre campanaria di Piazza Duomo.

Il celebre poeta dialettale del Novecento, Alfredo Zerbini, dedicò proprio all’Angelo della sua città natale una poesia commovente, pubblicata in un’antologia nel 1982, che sembra scaturire dal cuore spezzato di tutta Parma davanti agli orrori della guerra.

“L’Angiol dal Dom”
L’angiol tra ’d lu al pensäva seri seri:
– Con tutt stj areoplàn, chì su ghe scota!
Quand i m’én söra a trèmma al Batisteri,
la Torra, al Dom, San Zvan e la Pilota…

Ah! Povra la me Pärma! Con stil gueri
an t’n’è pu ben gnan ti, né ’d dì né ’d nota!
Quant’ crözi novi at gh’è int al simiteri!
Quant bej gionvot a t’à robè sta lota!

Mi an son che ’n angiol ’d ram e sensa cor,
epur a pregh, a fagh tutt coll ch’as pöl
par tgnir lontàn da ti tutt i dolor!

Mo l’òm, ch’l’è ’n angiol viv, s’al spicca al völ,
inveci ad färes bel davanti al Sgnör,
s’al gh’la caviss, al te bombärda al söl! –
(Da: Alfredo Zerbini, “Tutte le poesie”, Parma, Battei, 1982)

(L'Angelo D'Oro nella sua nuova sede all'interno del Museo Diocesano di Parma. Fonte: http://www.piazzaduomoparma.com/museo-diocesano/)

(L’Angelo D’Oro nella sua nuova sede all’interno del Museo Diocesano di Parma. Fonte: http://www.piazzaduomoparma.com/museo-diocesano/)

L’Angelo originale ha cambiato casa diverse volte. Dapprima è rimasto per secoli in cima alla guglia, sorvegliando Parma dall’alto, poi, prima che le intemperie potessero rovinarlo irrimediabilmente, nel 1962 si decise di deporlo dal suo incarico e mettere al suo posto una copia, cercando di preservare l’originale. Per lungo tempo la statua ebbe un posto d’onore all’interno della navata centrale del Duomo, e infine ha trovato collocazione definitiva in una splendida sala allestita all’interno del Museo Diocesano, dove è custodito ancora oggi.
Non si conosce il nome dello scultore che realizzò l’Angioletto, è tuttavia noto che la scultura nacque all’interno della Fonderia di Bernardino da Sacca. È composta da due mezze forme cave di rame dipinte d’oro, colore dal quale gli viene il soprannome “Angiol D’Or”. Esaminandola da vicino è possibile notare che reca diverse iscrizioni, le quali testimoniano altrettanti interventi di restauro compiuti nei secoli per preservarlo dalle intemperie. Ma è molto probabile che l’artista creatore possa essersi ispirato ai precedenti lavori di Benedetto Antelami, che sia per la Cattedrale che per il Battistero aveva già realizzato numerosi angeli.
Infatti già due di essi vegliavano la piazza: le statue degli Arcangeli Gabriele e Michele, queste realizzate dall’Antelami, ornavano le due nicchie al di sopra del Portale della Vergine, sul lato del Battistero che guarda verso nord e si affaccia su Piazza Duomo.
L’Arcangelo Raffaele sembra voler completare questa triade. Tutti e tre hanno seguito un percorso comune, essendo stati tutti sostituiti da copie e riuniti oggi all’interno del Museo Diocesano.

Il Duomo e il Battistero

(Scorcio della Torre Campanaria, l'Angelo D'Oro e il Battistero. Fonte: Pixabay)

(Scorcio della Torre Campanaria, l’Angelo D’Oro e il Battistero. Fonte: Pixabay)

La Cattedrale e il Battistero, ma anche il Museo Diocesano e il Palazzo del Vescovado: Piazza Duomo è il fulcro che riunisce attorno a sé tutti questi monumenti ricchi di arte e di storia.
Percorrendola a piedi, avvolti dalla tranquillità del luogo e spesso dal cinguettio delle rondini, sembra incredibile pensare alla molteplicità di eventi che si sono susseguiti in questo sito, dove sorge la Cattedrale, in antichità luogo di culto pagano, poi Basilica paleocristiana, distrutta da ben due incendi disastrosi e altrettante volte ricostruita prima nell’890 e poi nel 1074.
La Chiesa fu consacrata a Santa Maria Assunta e nominata “Domus“, nome che le rimase nella forma odierna “Duomo”. I suoi famosi leoni in marmo, che da secoli fanno la guardia seduti austeri ai lati del portone d’ingresso, sono diventati uno dei simboli di Parma.
Era prevista anche la costruzione di un secondo campanile gemello a sinistra della facciata, del quale attorno al 1602 si costruì la base, ma, forse per mancanza di fondi, non fu mai terminato. Restò quindi soltanto l’originale Torre Campanaria, splendida e slanciata nella sua architettura gotica, dentro la quale vennero collocate cinque grandi campane di bronzo, fra cui la famosa campana maggiore fabbricata appositamente perché i suoi potenti rintocchi risuonassero “da Reggio Emilia fino a Borgo San Donnino (Fidenza)”, e ribattezzata il Bajòn.
L’interno del Duomo si presenta come una magnifica collezione di capolavori artistici fra architettura, scultura e affreschi. Lo spettacolare lavoro di affresco che decora la navata centrale è a opera del bresciano Lattanzio Gambara; uno dei più noti poi resta sicuramente la decorazione della cupola sopra al presbiterio con “l’Assunzione della Madonna in Cielo” a opera del Correggio. Si tratta di una spettacolare prospettiva “di sotto in su” dove si ammira la Madonna ascendere al Cielo in un turbine di angeli e figure bibliche, una composizione così audace e rivoluzionaria che all’epoca suscitò scalpore e perfino critiche aspre, come quella -si dice- che la definì addirittura “un guazzetto di zampe di rana“, alludendo alla confusione di braccia e di gambe esposte e “aggrovigliate”.
Si può dire, però, che l’artista abbia avuto l’ultima parola attraverso i secoli e che, come sempre, “il tempo metta giustizia”: oggi chi visita la Cattedrale non può che percorrere la navata centrale e infine alzare gli occhi verso quella cupola, da dove entra una luce meravigliosa, per rimanere impressionato da quella che ancora adesso è considerata una delle sue opere più belle e memorabili.

(Visuale dell'Assunzione della Vergine del Correggio all'interno della cupola del Duomo. Fonte: Pixabay)

(Visuale dell’Assunzione della Vergine del Correggio all’interno della cupola del Duomo. Fonte: Pixabay)

A pochi metri di distanza dal Duomo sorge il monumento che nelle serate più serene si tinge magicamente di rosa sotto la luce calda del tramonto: si tratta del Battistero, progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216. L’artista volle lasciare sull’architrave del Portale della Vergine un’iscrizione con la sua firma “scultor Benedictus” e la data d’inizio dei lavori, il 1196.
È un monumento significativo, perché è considerato il punto di congiunzione tra lo stile romanico e il primo gotico. La sua pianta ottagonale vuole rievocare simbolicamente il battesimo, e l’occhio di un osservatore attento potrebbe notare che i lati sono volutamente asimmetrici. Infatti, pare che nel Medioevo la simmetria fosse sinonimo di morte, quindi non sorprende che si volesse tenere quell’idea il più lontano possibile da un monumento costruito per celebrare la vita e la rinascita.
Camminando lungo l’esterno si può ammirare una moltitudine di figure fantasiose, misteriose o mitologiche, formelle decorate da mostri, draghi, centauri, sirene, liocorni e leoni. Ci sono tre portali che conducono all’interno, ma quello centrale e principale è quello della Vergine, detto “della Redenzione“, perché tutto nella sua costruzione fa riferimento alla venuta del Redentore e alla remissione di ogni peccato nel Battesimo.

Ed ora non vi resta che visitare dal vivo questa Piazza che, se pur così “piccola” ha ricchezza di storie da raccontare… e una bellezza unica!

(Veduta interna del Battistero di Parma. Fonte: Pixabay)

(Veduta interna del Battistero di Parma. Fonte: Pixabay)

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InfinitoDesign

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