Vista l’imminente partenza del Festival Verdi 2014, nel seguente articolo vorremmo proporre uno “sguardo d’insieme” su Giuseppe Verdi, sulla sua vita, sui luoghi in qualche modo legati alla sua persona, sul rapporto con i paesi che lo ospitarono e che lo amarono: Busseto, Sant’Agata, Parma.

Questo nostro “racconto” in più puntate è un tentativo di riunificare tutti gli spunti proposti dall’iniziativa VerdiMuseum, museo digitale diffuso dedicato al Maestro, e straordinario esempio di come i Social Media e l’attitudine alla condivisione possano andare a braccetto con la cultura.

Ritratto Giuseppe Verdi

Fonte: buongiornoslovacchia.sk

 

Verdi nacque a Roncole Verdi, una frazione di Busseto, nel 1813. Visitando la sua casa natale si possono dedurre le umili condizioni in cui viveva la famiglia di Verdi: una dimora spoglia, bassa e lunga, con le porte macerate da secoli di pioggia, che i genitori di Giuseppe avevano adibito a osteria per arrotondare gli scarsi introiti provenienti dal lavoro nei campi.

Roncole Verdi Giuseppe Verdi casa natale

visitparma.com

Da subito il giovane “Peppino” dimostra una forte predisposizione per la musica: come ci racconta Stefano Bianchi, socio del Club dei 27, da bambino Verdi passava ore a suonare una spinetta (piccolo strumento a tastiera), tanto che il padre cominciò a sperare che un giorno potesse sostituire l’organista della chiesa del paese.

Spinetta Giuseppe Verdi

Fonte: immac.it

Furono proprio i genitori Carlo e Luigia i primi a credere nel talento del figlio: possiamo solo immaginare i sacrifici compiuti dal padre per acquistare la spinetta, e la grande fiducia che riponevano nel figlio quando gli permettevano di coltivare la sua passione, invece di costringerlo ad aiutarli nel lavoro.

Fiducia che Verdi non tardò a ripagare: già all’età di dieci anni cominciò a esibirsi presso la casa di Antonio Barezzi, suo futuro suocero e appassionato a tal punto di musica da trasformare il salotto della propria dimora nella sede della Filarmonica bussetana.

Casa Barezzi è oggi un museo in cui sono esposti preziosi autografi e dipinti che ripercorrono la carriera del Maestro, oltre a ritratti di cantanti ottocenteschi e locandine e manifesti che ricordano le più importanti stagioni d’opera al Teatro Verdi di Busseto.

Museo Casa Antonio Barezzi Busseto

Fonte: museocasabarezzi.it

Il Teatro Verdi è un altro luogo verdiano per eccellenza: inaugurato nel 1868 dopo 12 anni di lavori, è il secondo fulcro (dopo il Regio) del Festival Verdi e, pur essendo di dimensioni ridotte, trasmette tutto il fascino e la sacralità legate all’opera lirica. Verdi, pur avendo donato diecimila lire per la sua costruzione, non vi mise mai piede, quasi volesse in questo modo rimarcare la sua insofferenza nei confronti di Busseto e dei suoi abitanti.

Fonte: ilmattinodiparma.it

Fonte: ilmattinodiparma.it

In via Roma 56, sotto i portici del centro di Busseto, c’è Palazzo Orlandi, meglio conosciuto come “il palazzo dello scandalo“. Fu infatti la casa in cui Verdi soggiornò per due anni, dal 1849 al 1851, insieme a Giuseppina Strepponi, quando ancora i due non erano sposati. Qui il Maestro compose quattro opere, Luisa Miller, Stiffelio, Rigoletto e Il Trovatore. Alcuni dicono che la decisione di trasferirsi in campagna nacque proprio dai continui pettegolezzi attorno a questa convivenza, malvista dai benpensanti del paese.

Palazzo Orlandi

Forse fu anche per questo che Verdi più tardi definì Busseto un “paese che ha il malvezzo di intricarsi negli affari altrui, e disapprovare tutto quello che non è conforme alle sue idee” (fonte: volipindarici.it).

In ogni caso le testimonianza ci dicono che egli, già dal 1834, smaniava per andarsene, ma non aveva abbastanza denaro. Per fortuna anche Barezzi si rese subito conto del talento del giovane musicista, così decise di “investire” su di lui: grazie al sostegno economico del ricco droghiere, Verdi poté affrancarsi dalla posizione di insegnante di musica nella stagnante Busseto e recarsi a Milano, dove divenne allievo di Vincenzo Lavigna, maestro concertatore alla Scala.

Nella capitale lombarda accadde un evento imprevisto: Verdi cercò di entrare nel Conservatorio, ma venne clamorosamente rifiutato dopo aver sostenuto l’esame d’ammissione. Sempre Stefano Bianchi ci spiega che

“In verità, la Commissione d’esame riconobbe in lui un certo talento per la composizione musicale, ma il giudizio fu negativo per i seguenti motivi: ormai aveva superato l’età alla quale solitamente si entra in Conservatorio; era uno straniero (allora l’Italia non era ancora unita, ma divisa in diversi Stati e Ducati); la posizione delle mani sulla tastiera del pianoforte non era corretta (l’impostazione era quella appresa dall’organista del suo paese, non da un insegnante), ed infine i posti a disposizione per gli allievi erano ormai esauriti” (fonte: verdimuseum.com)

Ironicamente, oggi il Conservatorio di Milano porta il suo nome.

Giuseppe Verdi Milano Conservatorio

Poi Verdi si sposò con Margherita, figlia del suo benefattore Barezzi, dalla quale ebbe due bambini, che però morirono entrambi all’età di un anno. Come se non bastasse, nel 1940 morì anche la moglie, evento che gettò Verdi nella più cupa disperazione.

Nel frattempo il suo lavoro da compositore procedeva con esiti alterni: la sua prima opera, Oberto conte di San Bonifacio, costata a Verdi quattro anni di duro lavoro, fu rappresentata nel 1939 alla Scala con discreto successo e replicata quattordici volte; l’anno successivo l’impresario della Scala gli commissionò una commedia, Un giorno di Regno, che però fu un fiasco totale.

In preda allo sconforto, senza più una famiglia, reduce da un grave insuccesso, Verdi meditò di abbandonare la lirica, ma venne persuaso dallo stesso impresario della Scala a non demordere. Quasi per caso rivolse la sua attenzione a un libretto di soggetto biblico, il Nabucco, e cominciò a musicarlo. Fu il suo primo grande trionfo: l’opera collezionò 64 repliche solo nel suo primo anno di esecuzione, e solo alla Scala.

Uno dei cori, il celebre “Va pensiero”, divenne una sorta di inno nazionale:

A questo punto la strada del successo fu spianata per Verdi, che nei decenni successivi potè dedicarsi a trovare il suo equilibrio artistico e umano,  perennemente scisso tra due stimoli opposti: il desiderio di aprirsi a nuove suggestioni culturali (cosa che lo portò a viaggiare per tutta Europa e a soggiornare a lungo a Parigi) e quello di appartarsi nella pace e nella rassicurante monotonia della vita agreste (simboleggiata dal podere di Sant’Agata).

(fine prima parte)

 

Leggi la SECONDA PARTE.

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