A Torrechiara, proprio sulla riva del torrente Parma, sorge la badia di Santa Maria della Neve, un complesso monastico dalle linee quattrocentesche tuttora abitato da alcuni monaci dell’Ordine di San Benedetto da Norcia.

La badia fu eretta nel 1471 da Pier Maria Rossi, signore della Rocca di Torrechiara, con l’intenzione di affidarne la direzione al figlio naturale Ugolino, all’epoca abate del complesso di San Giovanni Evangelista a Parma.

Badia Santa Maria della Neve Torrechiara

Fonte: wikipedia.org

Stando ai documenti pervenutici però, Ugolino non divenne mai abate di Torrechiara; ciò nonostante, le vicende delle due abbazie ebbero modo di intrecciarsi: fu infatti Santa Maria della Neve ad accogliere i monaci benedettini dopo la soppressione del monastero di Parma, nel 1889. Ancora oggi la badia è alle dipendenze del monastero di San Giovanni Evangelista e funge da “residenza estiva” per i monaci.

La struttura risultava dotata di chiesa, campanile, dormitorio, cimitero, refettorio, chiostro, giardino, orto ed altri servizi, sufficienti a una comunità di venti monaci. C’era (e c’è tuttora) anche un laboratorio apistico, dove i monaci confezionano miele pregiato e producono creme cosmetiche, unguenti, tisane, sciroppi.

Chiostro badia S. Maria della Neve Torrechiara

Fonte: wikipedia.org

Tra gli altri servizi, una foresteria con 25 posti letto, sala conferenze, cappella e biblioteca, nella quale oggi si organizzano corsi di studio, esercizi spirituali, incontri di orientamento e preghiera, ritiri spirituali per gruppi, sia laici che religiosi.
Infine, il “museo della Badia”, in cui è conservata una vasta raccolta di paramenti sacri, arredi liturgici, vasellame e oggetti della civiltà contadina (fonte: Wikipedia.org).

Un’ottima descrizione della badia dal punto di vista sia architettonico che decorativo è riportata dal Portale di Torrechiara:

«il complesso monastico, dalle originali linee quattrocentesche, ingloba anche un’antica chiesa romanica e si sviluppa attorno ad un pregevole chiostro di sapore rinascimentale, che presenta interessanti analogie con il cortile del castello. Sotto il porticato del chiostro si conserva l’antica campana con dedica di Pier Maria Rossi e la bella formella quattrocentesca in cotto con la “Flagellazione” che riproduce il gruppo marmoreo dell’Amadeo nel Duomo di Cremona. Nella chiesa si può ammirare lo splendido affresco della “Madonna col Bambino” di Jacopo Loschi della fine del ‘400. Ma il più gradevole tra i gioielli del monastero è l’incantevole Belvedere settecentesco proteso sulle silenti rive del torrente Parma: dalla raffinata ringhiera in ferro battuto, sotto gioiosi volti di puttini affrescati, che sembrano soffiare fresca brezza sull’alveo del torrente, si scorgono gli orti e i vigneti curati dai frati e lo sguardo si distende sullo scenario rasserenante della vallata, incorniciata dai dolci declivi collinari».

 

Badia di Santa Maria della Neve Torrechiara

Fonte: museotanara.it

E’ padre Filippo a occuparsi, da più di vent’anni, della gestione della badia, dell’allevamento delle api e della produzione di cosmetici e unguenti. Nel laboratorio egli utilizza le sue conoscenze per trasformare miele e derivati in una linea di cosmesi chiamata “Apiderma”: creme e unguenti a base di propoli, polline e pappa reale estremamente efficaci per curare scottature, eritemi solari e piaghe da decubito.

Cosmetici badia di Torrechiara

Fonte: fraviva.com

Tisane, colluttori e altri prodotti erboristici sono invece frutto dell’esperienza effettuata da padre Filippo presso la spezieria del monastero di Parma, una delle farmacie monastiche più antiche d’Europa. Tisane calmanti, depurative, diuretiche, digestive e dimagranti, preparate con sapienza dal frate e vendute a turisti e ospiti, anche eccellenti: pare che la Regina Paola del Belgio sia sua cliente abituale!

Crema Apiderma Santa Maria della Neve

Crema a base di pappa reale e polline. Fonte: leantichericettedeimonaci.it

Ad aiutare il frate nella produzione dei prodotti cosmetici ed erboristici e nella gestione della badia ci sono quattro sorelle indiane, Oblate benedettine, che si occupano anche di accogliere i visitatori nella foresteria, riaperta dopo i restauri, e rifocillarli con “quello che passa il convento”. Ma non fraintendeteci, non si tratta mai di tozzi di pane raffermo: hanno fama di essere ottime cuoche, nel preparare sia piatti della tradizione parmigiana, sia di quella indiana.

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